venerdì 10 settembre 2010 Cenni biografici Login      Registrazione

Cenni biografici

Madre Mazzarello

Cenni biografici
Maria Domenica Mazzarello nasce il 9 Maggio 1837 a Mornese, piccolo comune dell’Alto Monferrato, attualmente in provincia di Alessandria. Nasce in una famiglia patriarcale, in una frazione detta proprio dei “Mazzarelli”, un po’ staccata dal paese.

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Nasce da genitori contadini che ritmano l’esistenza sull’alternarsi delle stagioni: gente onesta e sorretta da una profonda fede.
Maddalena Calcagno, la mamma, è una donna piena di brio, aperta, arguta, capace di leggere le vicende quotidiane con un sano umorismo e di coinvolgere facilmente gli altri.
Diverso per temperamento il padre Giuseppe, «severo come un patriarca», dotato di una profonda capacità di discernimento, di una pedagogia rude ma efficace.
Ecco, come sempre, le diversità si completano; ed ecco delineata la figura di Maria Domenica.
Tutte le testimonianze sono concordi nell’attribuire al padre il ruolo di primo maestro e formatore di Maìn (così viene chiamata in casa Maria Domenica): lei stessa affermava che, se qualcosa di buono poteva esserci in lei, questo era dovuto alle cure paterne.
Ma a noi sembra di poter affermare che la nostra Santa non sarebbe stata la grande educatrice che conosciamo se, accanto alla fermezza dei principi, non avesse potuto contare sulla simpatia del carattere, che la rendeva amabile e facilitava l’incontro e il coinvolgimento dapprima delle bambine e delle ragazze di cui si prese cura quando era ancora Figlia dell’Immacolata, poi delle giovani che fece innamorare di Cristo fino al dono totale di sé, in seguito della Famiglia religiosa cui, dietro la spinta di don Bosco, diede origine.
Sì, Maìn eredita dunque dal padre la saggezza e un profondo senso del concreto; dalla madre il coraggio di affrontare le varie situazioni con scioltezza e con un profondo senso di umorismo capace di risolvere le situazioni più gravi con un’imprevedibile arguzia.
Intorno ai dieci anni, già primogenita di sette fratelli, Maìn si trasferisce con la famiglia – di cui fa parte anche una sua cugina, rimasta orfana durante il colera del 1836 –, ¬alla Valponasca, cascina dei Marchesi Doria, distante tre quarti d’ora di cammino dal paese. Quante volte da bambina ha percorso quei sentieri impervi, ancor prima dell’alba, per partecipare alla santa Messa!
E durante il giorno, presso una finestrella dalla quale si poteva vedere la Chiesa, preghiera ed adorazione…
Vita serena quella dei Mazzarello lì, a diretto contatto con i vigneti da curare e far crescere, in un altalenare di stagioni più o meno fortunate, sorretti da una fede sempre salda, anche nei momenti di contrarietà.
Dal suo nido Maìn si allontana per dare ai cugini Bodrato la gioia di una bimba per casa. L’atmosfera non è la stessa che sotto il tetto paterno e la bambina avverte un certo disagio nel dover affrontare obbligatoriamente pratiche di pietà lunghe e pesanti, che avverte come un’ostentazione di vita devota. C’è già, in questo atteggiamento, la donna schietta, equilibrata e serena che ritroveremo presto.
Così, ben volentieri accetta di ritornare in famiglia, dove l’arrivo di un nuovo fratellino richiede la sua presenza come supporto alla mamma.
Di fratelli e sorelle ne ha cresciuti tanti Maìn, e, proprio tra le pareti domestiche, ha forgiato la sua tempra di grande educatrice.
Nel lavoro dei campi è la prima per resistenza fisica e competenza; nessuno, infatti, può competere con lei, nemmeno i baldi giovani vendemmiatori ingaggiati dal padre. Il suo impegno ad aiutare i genitori in tutti i lavori necessari per “reggere” una numerosa famiglia la spingono a sottrarre ore al riposo notturno; ma lo fa con discrezione affinché mamma e papà non si preoccupino per la sua salute.
È attivamente inserita nella vita della Parrocchia che a Mornese, sotto la guida di don Pestarino, ferve in maniera insolita per quei tempi, che risentono ancora del Giansenismo.
A 17 anni la troviamo fra le prime cinque giovani che danno vita all’Associazione “Figlie dell’Immacolata”, rimasta a lungo segreta, poiché don Pestarino, direttore dell’Unione, era convinto che il lievito ben nascosto riuscisse a fare più effetto. Le Associate si impegnavano a vivere in mezzo alla gente alla quale dovevano offrire la testimonianza di una autentica vita cristiana. L’impegno di carità richiedeva loro anche l’assistenza agli infermi.
Attraverso molteplici vicende, che hanno il sapore di pennellature della Provvidenza, il tipo di impegno e di dedizione agli altri si differenzia all’interno dell’Associazione: Maria ed alcune altre si volgono verso una missione di tipo educativo, mentre Angela Maccagno – che, sotto la guida di don Pestarino e del teologo Frassinetti, della Pia Unione era l’iniziatrice – continua a mostrare una certa propensione per una vita più ritirata, quasi monastica.
In quegli anni, un’epidemia di tifo si abbatte su Mornese: il terrore s’impadronisce della gente, poiché non ci sono rimedi contro il contagio; solo il Parroco, don Pestarino, con l’aiuto di alcune persone coraggiose, seppellisce i morti e vigila sui vivi. Si accorge, così, che nella famiglia di uno zio di Maria Domenica, sono tutti ammalati. Non esita a chiedere ai Mazzarello di mandare lei ad assisterli. Maddalena e Giuseppe reagiscono negativamente, dapprima affermando che di Maìn anche loro hanno bisogno per la conduzione della famiglia e per il lavoro dei campi… E, poi, il contagio!
“No, io in quella casa non ce la mando. Ma se lei volesse andarci, non mi opporrò.” Così il padre manifesta, ancora una volta, la capacità (propria dell’educatore) di far crescere nell’autonomia e nell’emancipazione chi ha educato amorevolmente. E ciò anche di fronte ad un rischio reale.
Tocca dunque a Maria decidere; con la sua indole ardente e focosa lei dirà certamente e subito il suo si! È quello che pensa don Pestarino; ma non è così che vanno le cose. Sa bene Maria a cosa va incontro; la sua ardente carità non le impedisce di avere i piedi ben saldi per terra. Trema, forse, impallidisce. Ha ventitré anni ed è piena di vita: che ne sarà di lei?
“Se Lei vuole, ci vado...” Era il suo Direttore che le porgeva l’invito e, per lei, quella era la Volontà di Dio.
Si reca, dunque, presso i parenti; ad essi si dedica con serietà, prudenza, amorevolezza e un’abbondante dose di… buon umore, fino alla loro completa guarigione.
Ma ecco che, ritornata a casa, viene presa anche lei dal contagio: così come aveva previsto! La sua vita cambia: non potrà più essere la giovane donna tutta vigore e robustezza con cui neanche un uomo può competere.
La situazione è veramente grave e le sue compagne cominciano a predisporre tutto per il funerale.
Ma la Provvidenza sta tracciando per lei un disegno diverso.
Il 7 ottobre, festa del Rosario, Maìn è in piedi e inizia la sua lunga convalescenza. Si era ammalata il 15 agosto, festa dell’Assunzione di Maria in Cielo.
Strane coincidenze…
Dalla finestra della sua stanza, in paese, può vedere un’immagine della Madonna dipinta sulla parete di un edificio di via Valgelata, forse un ex-voto di soldati reduci dalle guerre napoleoniche. Sull’affresco una scritta: “Auxilium Christianorum”, comprensibile anche per chi non sa di latino.
Strane coincidenze…
Non può nemmeno immaginare, ora, che fonderà una famiglia religiosa dedicata proprio a Maria Ausiliatrice. Anzi, a farsi suora proprio non pensa, anche se in cuor suo si è già consacrata a Dio.
La Provvidenza sta tracciando per lei un disegno diverso. Ed ella sarà docile nelle mani del suo Dio, che «la plasma con mani ed intelletto da artista».
L’amore per Maria – che ha imparato ad invocare Ausiliatrice prima ancora di incontrare don Bosco – è una caratteristica fondamentale della vita di Maìn e costituirà una pietra angolare dell’Opera che da lei trarrà origine.
La formazione delle ragazze del popolo costituisce un’emergenza particolarmente sentita durante l’Ottocento, così come l’interesse per le classi subalterne. L’attenzione centrata sulla donna deriva dal ruolo primario a lei attribuito per l’educazione dei figli e la coesione della famiglia. Le convinzioni politiche correnti (siamo in pieno Risorgimento) spingono a non perdere il controllo della “giovane” che, in quanto futura donna, ha in mano il destino della famiglia e quindi della società. La fanciulla, come sempre, è più facilmente vulnerabile, nelle zone rurali come nelle grandi città, dove l’imperante urbanesimo si accompagna a fenomeni di delinquenza, immoralità e dissoluzione. Schiere di contadine immigrate, ragazze di servizio, operaie, venditrici ambulanti, ragazze spesso esposte al pericolo della prostituzione giovanile riempiono le strade delle città. Urgente, quindi, un recupero completo dell’aspetto morale che non escluda una ormai essenziale alfabetizzazione e una dignitosa formazione professionale.
È la Chiesa che, attraverso la vitalità di alcune Parrocchie e l’incremento dell’associazionismo, si pone in prima linea nell’attenzione verso questi problemi. Le associazioni, soprattutto mariane passano da un atteggiamento prettamente devozionale ad una maggiore apertura apostolica.
Anche a Mornese, paesino dell’entroterra, apparentemente estraneo a tutti gli sconvolgimenti risorgimentali, una giovane donna assolutamente ignara di tutte queste cose, ma profondamente inserita nel suo tempo, avverte in maniera imperante l’urgenza di dedicarsi all’educazione integrale delle fanciulle. Si allontana gradualmente dal modello più intimistico dell’Associazione cui appartiene, per prendersi cura, a tempo pieno, delle ragazze del suo paese.
Vuole insegnare loro un mestiere, vuole sottrarle ai pericoli della strada, vuole farle innamorare di Dio. Vorrebbe anche dar loro un’istruzione, ma non sa ancora scrivere. Che importa? Imparerà anche lei, seduta fra i banchi, con la penna in una mano incerta e maldestra. Coinvolge le sue amiche di sempre in un progetto di cui non conosce ancora le immense risonanze. Sa di doverlo fare e lo fa.
Non ha ancora incontrato don Bosco…
La svolta data alla sua vita, a partire dalla grave malattia da cui è stata affetta e che ha stroncato le sue energie fisiche, è segno della sua capacità di leggere i segni dei tempi. A che giova pensare al passato con nostalgia?
Solo l’attimo presente ti appartiene ed è in quell’attimo che devi vivere e vivere intensamente: e l’intensità non dipende dalla forza fisica.
Così facendo, forse, costruirai il tuo futuro che, sicuramente, non sarà solo tuo.
Così è andata per Maìn.
Sceglie di andare dal sarto del paese per imparare bene il mestiere. Non è sufficientemente spregiudicata una giovane donna che, ancora a metà del diciannovesimo secolo, vuol diventare sarta frequentando il laboratorio di un sarto? Chissà quante chiacchiere in paese! Ma a lei delle dicerie della gente non importa niente e per la sua qualificazione professionale sceglie il meglio che il suo territorio possa offrire. Poiché non è solo per il suo sostentamento futuro che le serve una qualifica: ha deciso di dare una mano alle fanciulle e alle ragazze del paese favorendo, con la loro emancipazione, l’acquisizione o il consolidamento di una rinnovata coscienza di identità femminile; passaggio essenziale per una crescita umana completa e per l’acquisizione di una Fede matura ed autentica.
Riesce a coinvolgere le sue amiche in questo progetto per realizzare il quale, insieme, si trasferiscono in un appartamento. Questa iniziativa non viene accettata serenamente in paese, a partire dai familiari di Maria.
Anche all’interno del gruppo delle Figlie dell’Immacolata serpeggiano malumori: non è questo il modello di attività e di vita cui Maria e le altre avevano aderito. E ce n’è per tutti: anche don Pestarino, che aveva concesso il permesso per questa sperimentazione, viene accusato di particolarismi. Così, per prudenza e per far rasserenare gli animi, egli chiede a Maria di allontanarsi da Mornese; e non si sa per quanto. Si ritirerà alla Valponasca, dove la sua famiglia è tornata a coltivare i vigneti ma dove lei non può più lavorare come ai vecchi tempi. La donna nuova nata dall’esperienza della propria fragilità dovrà sperimentare, ora, il trauma dell’impotenza. Ma è sempre la più forte e don Pestarino sa che è l’unica in grado di sopportare l’onta dell’esilio, quasi fosse lei la responsabile di tutto.
Ma tutto passa. E don Pestarino, spinto dalle lamentele delle ragazze – che sentono la mancanza di Maìn – e delle loro famiglie, che avevano imparato ad apprezzarla, la richiama in paese.
Maria Domenica riprende il suo lavoro con le ragazze.

7 ottobre 1864. Arriva don Bosco.
Finalmente, dopo numerose e pressanti insistenze di don Pestarono – che da qualche anno era diventato salesiano pur restando a Mornese per continuare il suo fruttuoso apostolato – don Bosco arriva. Arriva con i suoi ragazzi, di ritorno da Genova, e dona al paesino giornate di festa, di allegria, di forte spiritualità.

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Naturalmente Maria viene coinvolta fra le prime nei preparativi per accogliere quella allegra brigata e collabora nell’accudire tutti quei ragazzi. Ma quando don Bosco parla, lei è in prima fila: non vuole perder nemmeno una virgola dei suoi discorsi, delle prediche e delle “buona notte“. È come se il santo Sacerdote sapesse dar voce a tutti i suoi pensieri, ai desideri, ai progetti …
In quella occasione, don Bosco conosce le Figlie dell’Immacolata.
Già da tempo riceveva sollecitazioni – alcune molto autorevoli – a far qualcosa anche per le ragazze. Lo stesso pontefice dell’epoca, Pio IX, osservando la sua opera, lo aveva invogliato a “fare per le ragazze quello che già faceva per i ragazzi”. Don Bosco ancora rifletteva e leggeva i segni dei tempi…
1870: una sua nuova visita a Tornese. Sì, era quello un terreno fertile per il Regno di Dio. E poi, quelle giovani donne già impegnate nell’educazione delle ragazze…
Adesso gli sembra che i tempi siano maturi per la nuova Opera; ha finalmente inteso, dopo un lungo discernimento, che è volontà di Dio. Destinerà alla nuova Congregazione nascente il collegio la cui costruzione don Pestarino sta ultimando in Mornese. Tale notizia viene presa come un tradimento dai mornesini che avevano contribuito, tutti, a quella costruzione, sapendo che avrebbe accolto i loro figli. Ma non c’è nulla da fare: la Curia non dà l’approvazione. Si manifesta così, anche attraverso questi impedimenti, il progetto di Dio. E arriva anche l’imprimatur della Santa Sede: “Una Congregazione di religiose il cui scopo principale sia l’educazione e l’istruzione delle ragazze…”
Il dado è tratto: incomincia la nuova avventura per il Regno di Dio.
Ed è lei, Maìn, la prima!
Le altre, spontaneamente, la chiamano “Madre”.

  
Nota introduttiva Cenni biografici Uno stile di relazione Operosità e amore per il lavoro Gioia e semplicità Sobrietà Centralità della persona Farsi santi