Maìn, contadina, si porta dietro uno stile di sobrietà che investe ogni sua azione, ogni gesto, persino le parole.
In un’epoca – la nostra – caratterizzata dagli sprechi e dalla filosofia dell’usa e getta, non si può guardare a Lei senza essere coinvolti anche in questo humus, vitale per se stessi ma anche per gli altri, per il resto dell’umanità, per il Creato. L’uso smodato delle risorse naturali violenta la Natura stessa e, alla lunga, si ritorce contro di noi. Educazione ambientale, si dice, uso consapevole delle risorse, rispetto dell’eco sistema…
Maria Domenica queste cose non le sapeva e, comunque, non erano di moda ai suoi tempi. Neanche ai tempi di San Francesco: ma chi più di lui, in ogni tempo, fu rispettoso dell’ambiente?
La Sapienza prescinde dal tempo e dallo spazio e chi è innamorato di Dio non può non amare ciò che Lui ha creato.
«Starò attenta al bucato che non si consumi troppo sapone» (L 6, 11), scrive a don Cagliero, per indurlo a chiamarla fra le Missionarie in America.
Radicate abitudini familiari – potenziate e sublimate dal voto di povertà – e l’effettiva scarsità di mezzi degli inizi della Congregazione la inducevano ad un uso parco delle cose.
A noi che abbiamo scelto la spiritualità mornesina in uno stato laicale di vita non compete il Consiglio Evangelico della povertà.
Ma quello della sobrietà, sì.
Sobrietà è l’uso cosciente e responsabile di ciò che possediamo.

Se, poi, condividiamo con i meno fortunati i doni di cui godiamo, tutti insieme riusciamo a costruire una rete di solidarietà che, anche se non in tempi stretti, riuscirà ad avvolgere, contenendolo, questo nostro pianeta lacerato da discriminazioni e crimini contro ogni fondamentale diritto umano. Non si tratta di fare la carità ma di restituire a ciascuno ciò di cui, in quanto essere umano, ha diritto. Dalla solidarietà nasce, quindi, la giustizia. E, dalla giustizia, la pace!