Operosità ed amore per il lavoro
La vita e le giornate di Maria Domenica vengono scandite dal lavoro fin dall’infanzia quando, per aiutare la mamma, accudisce alla sua numerosa famiglia e si dedica al duro lavoro dei campi in cui investe non solo le sue energie fisiche ma anche le sue capacità organizzative e gestionali.
Lo stesso stile austero di precisione, esattezza ed onestà inculca alle ragazze del laboratorio e, dopo, del Collegio. Alle sue Suore manifesta la grande consolazione che le danno lavorando e lavorando molto; non si stanca mai di esortarle a lavorare con retta intenzione, senza «gena» (soggezione e paura). (L 31, 1)
«Son proprio contenta che abbiate tanto da lavorare…». (L 37, 2)
«Guarisci presto perché hai da lavorare». (L 19, 2)
«Mi dite che avete da lavorare molto, ed io ne sono ben contenta, perché il lavoro è il padre delle virtù. Lavorando scappano i grilli e si è sempre allegre. Mentre vi raccomando di lavorare, vi raccomando pure di aver cura della salute». (L 25, 5)
Il lavoro trova il proprio limite nella salute di ciascuno, in quanto la misura ci viene data dalla resistenza fisica e mentale: se le nostre forze diminuiscono, è un segnale; e se reagiamo con aggressività, scontentezza ed irritazione è segno che la misura è colma. Occorre, allora, sapersi fermare e lasciare spazio ad altri; anche questa è retta intenzione che ci riconcilia con i nostri limiti, rafforzando la consapevolezza del nostro essere creature.
Vissuto in questi termini, il lavoro diventa un mezzo di ascesi spirituale pur non cessando di essere mezzo di sostentamento e di autorealizzazione.