Saturday, July 31, 2010 Gioia e semplicità Login      Register

Gioia e semplicità

Gioia e semplicità

Nelle sue lettere Maria Mazzarello usa innumerevoli volte il termine allegria spronando le sue suore e le ragazze a coltivare questo dono, che non è semplicemente una dote naturale: la si può costruire a partire dalla propria libertà interiore.
La dipendenza dal giudizio degli altri (positivo o negativo che sia) ostacola questa libertà e ci fa avviluppare in una spirale asfissiante di malumore e tristezza. L’amore o il rifiuto, le lodi o il biasimo, il successo o l’insuccesso: lasciarsi condizionare da tutto ciò impedisce una serenità interiore capace di trasformarsi in allegria.

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«Per stare allegre bisogna andare avanti con semplicità». (L 24, 4)
Chi è semplice di cuore può parlare con amorevolezza delle debolezze umane senza indignarsene, poiché la semplicità del suo sguardo gli consente di vedere ogni persona così com’è e di scorgere in ciascuno soprattutto gli aspetti positivi.
Saper guardare anche se stessi con distacco, porre una certa distanza tra sé e le cose, tra sé e gli eventi garantisce una certa lucidità nell’affrontare la vita, consente di avvicinare gli altri con dolcezza e in libertà di spirito, di amarli, con purezza di cuore, di un amore grande ma scevro da pretese di possesso.
La gioia è fonte di salute, mentale e fisica, ed è sintomo di una grande energia interiore. La malinconia, invece, è causa di tanti mali.
Con il carisma del discernimento proprio dei grandi santi, Maria Mazzarello riesce ad operare persino letture che si potrebbero definire psicanalitiche – lei del tutto ignara delle ricerche e delle prime ipotesi di un nesso tra disturbi somatici e turbe psichiche – della conversione in malessere fisico dei «turbamenti di spirito». (L 48)
«La tristezza è madre della tiepidezza» (L 27, 11). Chi ha già avviato un cammino di crescita umana e spirituale non può non essere sereno e allegro. La musoneria non si addice ad una persona matura ed è, semmai, sintomo di un’errata visione delle cose. Niente perfezionismi, dunque! Se è vero che la Madre suggerisce spesso di non far pace con i propri difetti è altrettanto vero che invita a non voler migliorare «tutto in una volta, ma poco a poco, con buona volontà». (L 17, 4)
«Le rose, a suo tempo, fioriscon tutte» (L 39, 6). Perché crucciarsi subito delle difficoltà, senza aspettare con pazienza che si compia il tempo degli uomini, della natura, di Dio? Da buona contadina, Maria Domenica sa rispettare i ritmi della natura, degli esseri umani, del Progetto di Dio.
Nessun affanno, quindi, riesca a sconvolgerci. «Sei tranquilla e allegra?» (L 57, 1). «Coraggio… tutto passa, perciò niente ci turbi» (L 26, 7). È un evidente richiamo al nada te turbe, che Maria Domenica ha assorbito dalla spiritualità Teresiana.
Madre Mazzarello scorge la causa del malumore e della insoddisfazione nel vedere «nere nere le cose, mentre son del tutto bianche» (L 49, 2). Questo accenno ad un duplice atteggiamento nei confronti della realtà – osservare i dati di fatto o farsi condizionare dal proprio punto di vista – è, ancora una volta, prova della sua grande Scienza che non le deriva, certo, da conoscenze teoriche, dal momento che il suo livello culturale è al di sotto della media. Non era al corrente, Maria, degli ultimi studi sulla psiche umana, ma si rendeva conto – con la Sapienza di Dio – che è facile proiettare le proprie zone d’ombra sugli altri e sulle loro emozioni non elaborate, riproponendo all’infinito il trauma: una spirale di emozioni incontrollabili, di conflitti difficilmente gestibili, che generano solo distruzione.
Così la Madre, senza mezzi termini: «Ricordatevi che voglio che stiate allegre; guai se fate almanacchi» (L 49, 7). L’instabilità dell’umore, sintomo di mancanza di equilibrio, costituisce un pericolo per se stessi e per la vita di relazione. E, anche questo, la Madre lo sa.
E poiché l’allegria, se è vera, è contagiosa «… fatemi stare allegre tutte codeste mie care sorelle» (L 27, 2) raccomanda ad un’Animatrice di Comunità.
Chi ama è allegro e sprigiona energia vitale intorno a sé. Questo è vero sempre: ci si innamora della vita quando si ama veramente una creatura; si ha voglia di saltare e ballare come bimbi e di gridare ai quattro venti il proprio amore, per manifestare al mondo intero la propria gioia.
Maìn, donna tutta di Dio, ci contagia con l’allegria di chi è innamorato.
«Dunque coraggio, coraggio e sempre grande allegria, questo è il segno di un cuore che ama tanto il Signore». (L 60, 5)
Un gradevolissimo senso dell’humour attraversa tutte le lettere scritte da Madre Mazzarello. E l’humour appartiene solo a chi ha un’intelligenza raffinata, un grande equilibrio interiore e un profondo rispetto per sé e per gli altri. È, inoltre, una dote molto importante per un educatore, purché non si trasformi in sarcasmo, atteggiamento assolutamente negativo, capace di distruggere sul nascere ogni sforzo di crescita.
Anche nei confronti di se stessa, Maria Mazzarello sa operare una sana ironia, che ce la offre in una luce diversa da quella offertaci dai suoi ritratti.
Libera da una mentalità farisaica, moralistica e meschina, ella guarda gli eventi, gli altri e se stessa con sguardo semplice, indicandoci la via dell’essenzialità.
«Non bisogna fare tanto caso delle inezie, certe volte per far conto di tante piccolezze si lasciano poi passare le cose grandi». (L 25, 2)
La sconvolgente semplicità degli episodi narrati nella Cronistoria, l’essenzialità di quanto la Madre afferma nelle Lettere ci richiamano a valori universali che superano il contingente, per aprirci ad una visione ampia e luminosa degli eventi.
Per noi, laiche e laici mornesine/i, che dal suo Carisma siamo state/i affascinate/i, la gioia è, dunque, un imperativo categorico. Il primo distintivo, il più autentico, il più coinvolgente.

  
Nota introduttiva Cenni biografici Uno stile di relazione Operosità e amore per il lavoro Gioia e semplicità Sobrietà Centralità della persona Farsi santi